Intervento del presidente del Circolo Alessandro Tosi al XXXV Premio Rosselli:
Buongiorno a tutti,
è sempre con grande emozione che, nella mia veste di Presidente del Circolo Culturale Fratelli Rosselli di Pietrasanta, rivolgo il mio saluto a tutti voi.
Quest'anno in modo particolare perché celebriamo la trentacinquesima edizione del Premio Internazionale di Scultura "Pietrasanta e la Versilia nel Mondo", un traguardo importante che, permettetemi, testimonia la solidità, il prestigio e la lungimiranza di una manifestazione che nel corso degli anni ha saputo crescere, rinnovarsi e affermarsi come uno dei più autorevoli riconoscimenti dedicati alla scultura contemporanea.
Ma trentacinque edizioni rappresentano molto più di un numero.
Rappresentano una storia fatta di incontri, di visioni, di dialoghi tra culture diverse; una storia che ha sempre avuto al centro una sola cosa, Pietrasanta, una città che da secoli vive un rapporto privilegiato con l'arte, con il marmo e con la creatività umana. E vorrei qui ricordare alcuni nomi di chi ci ha preceduto e che tanto ha fatto per il nostro Circolo: Moreno Giovannini, Giovanni Mariani, Renzo Bacci, Milvio Capovani, Romano Cosci.
Perché Pietrasanta non è soltanto una città che ospita artisti. Pietrasanta è un luogo che li accoglie, li ispira e spesso li trasforma. Qui, tra le botteghe artigiane, i laboratori, le fonderie e la straordinaria abilità dei nostri artigiani.
Generazioni di scultori hanno trovato una seconda casa, un ambiente unico nel quale il talento individuale incontra il patrimonio di conoscenze e tradizioni costruito nei secoli dai nostri artigiani.
La nostra città ha avuto il privilegio di vedere passare alcuni dei più grandi nomi dell'arte internazionale, contribuendo a fare della Versilia una terra conosciuta e apprezzata ben oltre i confini nazionali.
E proprio questa è una delle motivazioni che incarnano lo spirito del premio che celebriamo oggi: riconoscere coloro che, attraverso la propria arte, hanno contribuito a rafforzare il dialogo tra Pietrasanta e il mondo.
In questi trentacinque anni il premio ha saputo individuare personalità di straordinario valore, ambasciatori della bellezza e della cultura.
Ogni edizione ha aggiunto un tassello a un mosaico prestigioso che racconta non soltanto la storia della scultura contemporanea, ma anche la vocazione internazionale della nostra comunità.
Quest'anno il riconoscimento viene conferito alla scultrice portoricana Nilda Comas, artista di grande sensibilità e di riconosciuto valore, capace di dare forma attraverso le sue opere a temi universali che parlano di identità, memoria, spiritualità e appartenenza.
Con la sua ricerca artistica, Nilda Comas ha saputo costruire un linguaggio espressivo personale e autentico, nel quale convivono radici culturali profonde e apertura verso il mondo. Le sue opere testimoniano come l'arte possa superare ogni distanza geografica e ogni barriera linguistica, parlando direttamente alla sensibilità delle persone.
Nel conferirle questo premio, non celebriamo soltanto un percorso artistico di eccellenza. Celebriamo anche il valore dell'incontro tra culture diverse, il dialogo tra popoli e la capacità dell'arte di costruire ponti là dove troppo spesso la realtà costruisce confini.
È questo, in fondo, il messaggio più attuale e più necessario che una manifestazione come la nostra può trasmettere.
Viviamo in un tempo caratterizzato da profonde trasformazioni, da tensioni internazionali e da cambiamenti che spesso alimentano incertezza e divisioni. In questo contesto la cultura e l'arte assumono un ruolo ancora più importante. Esse ci ricordano che esiste un linguaggio universale capace di unire gli esseri umani nella comune ricerca della bellezza, della comprensione reciproca e della pace. L'arte della scultura possiede una forza particolare.
Lo scultore non lavora soltanto la materia: lavora il tempo.
Dalla pietra, dal marmo, dal bronzo emergono forme che raccontano emozioni, idee e valori destinati a durare oltre le generazioni.
Ogni scultura è un dialogo tra il passato e il futuro, tra ciò che siamo stati e ciò che aspiriamo a diventare.
Per questo Pietrasanta continua a essere un simbolo riconosciuto nel mondo. Qui la tradizione non è mai nostalgia: è energia viva, è capacità di innovare mantenendo salde le proprie radici. Qui l'arte non è soltanto patrimonio da conservare, ma un’esperienza quotidiana, un’occasione di crescita civile e culturale per l'intera comunità e tutti voi che siete qui oggi ne siete testimonianza.
Desidero pertanto esprimere il mio più sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile questa trentacinquesima edizione del premio: al Comune di Pietrasanta, agli sponsor che da sempre ci accompagnano e che sono la Banca della Versilia la Desal spa di Sergio Vecoli e la Fonderia Mariani che ogni anno dona il simbolo del premio il cavalletto dell'artista creato da Romano Cosci, ai nostri infaticabili soci e collaboratori, e a tutte le persone che, con passione e dedizione, continuano a credere nel valore della cultura come strumento di crescita e di sviluppo.
Un ringraziamento particolare va agli artisti che, anno dopo anno, scelgono Pietrasanta e contribuiscono ad accrescere il prestigio della nostra città. Attraverso il loro lavoro essi alimentano quel dialogo internazionale che rappresenta una delle anime di questa manifestazione.
E infine rivolgo le mie più vive congratulazioni a Nilda Comas, alla quale consegniamo questo riconoscimento con stima, affetto e gratitudine.
La sua presenza oggi tra noi arricchisce ulteriormente la storia di questo premio e rafforza quel legame ideale che unisce Pietrasanta alle grandi realtà artistiche del mondo.
Vorrei concludere con un auspicio. Che questo premio continui a essere, anche negli anni futuri, un punto di riferimento per la cultura internazionale; che Pietrasanta continui a essere una casa aperta agli artisti di ogni provenienza; e che la bellezza, la creatività e il dialogo tra i popoli possano sempre prevalere sulle divisioni e sulle incomprensioni.
Perché l'arte, quando è autentica, non appartiene a una nazione, a una lingua o a una generazione: ma appartiene all'umanità intera.
Grazie a tutti
