BETTINO PILLI, un riformista socialista umanista: di Giovanni Mariani

Tutte le volte che mi capita di  leggere o ricordare  Bettino Pilli non posso fare a meno di ripensare alla figura di questo figlio di Versilia: nella mia famiglia me ne aveva parlato fin da bambino mio padre e mia madre che  mi riferiva l’ammirazione anche dei miei nonni per questo medico. Da grandicello  me ne parlò  pure il mio maestro prof. Orlandi con grande dovizia di particolari.

Oggi quando si parla di Bettino Pilli mi viene subito in mente la scultura di Romano Cosci, posta all’ingresso dell’Ospedale Unico della Versilia, che rappresenta la Speranza: Bettino Pilli per molti versiliesi del suo tempo rappresentava due volte la speranza; quella della guarigione e quella di una vita migliore liberi dalle ingiustizie sociali .

Vi debbo confessare che questo medico ha influito sul mio modo di esercitare la professione: non so se ci sono riuscito ma certamente ho cercato di seguirne l’ esempio.

Esempio invece che non hanno minimamente raccolto da più di venti anni i politici per quanto riguarda la sanità: hanno trasformato gli ospedali in aziende prive di anima e di solidarietà, attenti ai bilanci neoliberisti ed ai voti elettorali, tanto che il chiaro messaggio che con la statua della Speranza  Romano Cosci ha cercato di trasmettere,  è rimasto, per costoro, racchiuso nel bronzo con cui l’opera è stata realizzata e pure nel bronzo delle loro facce.

Per comodità di  esposizione analizzerò la vita del Dott. Pilli in due parti: la parte politica e la parte della professione di medico. Tengo comunque a rimarcare che in realtà le due parti in lui non erano scisse ma si completavano a vicenda.

Il Dott. Bettino Pilli era nato a Serravezza il 7 settembre del 1862 da Carlo Domenico Pilli e Rosa Mattei penultimo di 4 figli.

La famiglia Pilli, benestante, risiedeva a Serravezza dal 1646. La madre di Bettino era di famiglia molto ricca tanto che uno dei suoi fratelli lasciò una cospicua parte della sua eredità al comune di Firenze perché lo stesso si adoperasse per completare la facciata del San Lorenzo così come l’aveva prevista Michelangelo.

Bettino Pilli in giovane età frequentava i circoli mazziniani.

Suo fratello più piccolo Stefano, nato nel 1868 a Serravezza, dopo aver terminato a Firenze gli studi di lettere e di legge, si trasferì a Milano dove conobbe e frequentò Claudio Treves il futuro direttore del giornale socialista L’Avanti. Fu  Stefano che portò a Seravezza Leonida Bissolati, fondatore insieme a Treves dell’Avanti, per un comizio.  Stefano poi lo ritroviamo in un elenco di aderenti al congresso della socialdemocrazia di Halle del 1890, al quale parteciparono pure Antonio Labriola e Filippo Turati.

Di Stefano Pilli lo scolopio Ermenegildo Pistelli grande dantista suo professore di grammatica latina ebbe a pronunciare queste parole:

Lo ricordo come un giovane molto intelligente anche se un poco reazionario.

Bettino Pilli di formazione mazziniana cominciò tramite il fratello Stefano e Settimo Leoni ( 1858-1911) il primo presidente della società operaia di Riomagno, a frequentare i circoli socialisti, convinto che non fosse più sopportabile la condizione operaia soprattutto nelle cave di marmo con salari al limite della indigenza e condizioni di lavoro disumane. Venne definito per questo il “medico dei poveri”.

Chi vuole approfondire l’argomento che riguarda la condizione operaia di quel periodo, può consultare il bellissimo libro di Costantino Paolicchi “LA REPUBBLICA DELL’ALTISSIMO” dove nel III° capitolo dal titolo “LE ASSOCIAZIONI DI SOLIDARIETA’” si ritrovano dati sugli infortuni e malattie professionali, sconcertanti notizie sul lavoro minorile, le condizioni sociali dei lavoratori del marmo, la nascita delle società di mutuo soccorso e delle società di Pubblica Assistenza.

Con Settimo Leoni, Bettino Pilli sostenne la candidatura di Andrea Costa che nel 1892 fu il primo socialista eletto alla Camera dei Deputati. Andrea Costa venne eletto nel collegio di Imola. Nonostante questo fu presentato anche  in Versilia ottenendo la maggiorana dei voti a Seravezza.

Bettino Pilli diresse anche il comitato popolare di soccorso agli alluvionati nel 1885 e fu l’oratore al comizio di protesta contro gli industriali del marmo colpevoli dell’incuria  con cui utilizzavano i corsi d’acqua versiliesi come discariche degli scarti  prodotti dalla lavorazione.

Bettino fu anche tra i fondatori nel 1889 della nuova società operaia di mutuo soccorso e  cooperativa di Riomagno e ne fu il primo presidente (vedi libro di Costantino Paolicchi).

Eletto consigliere comunale  nel 1891, nel 1892 partecipò a Genova, unico versiliese, alla fondazione del PARTITO SOCIALISTA ITALIANO.

Nel 1907 Bettino Pilli per l’esperienza acquisita a Serravezza, fu chiamato a Pietrasanta come consulente della costituenda Cooperativa di Consumo.

Alcuni militanti  del partito socialista riformista, in accordo con gli operai di Pietrasanta appartenenti alla società di mutuo soccorso, affidarono al dottor Pilli l’incarico di approfondire la possibilità di istituire una cooperativa di consumo. Il dottor Pilli si rivolse senza indugi ad un suo coetaneo nato a Pietrasanta nel 1861, deputato del Parlamento Italiano, Quirino Nofri, un esperto in materia essendo stato per anni presidente della società cooperativa ferroviaria di consumo di Torino. Nofri venne a Pietrasanta ed in S, Agostino illustrò in una assemblea pubblica  i motivi ispiratori del consociativismo  convincendo i presenti dei vantaggi e della utilità di quella eventuale scelta. Per favorire l’operazione di costituzione, le due società pietrasantine di mutuo soccorso esistenti, fino allora rivali, si fusero. In seguito nell’atto di costituzione vennero coinvolti anche alcuni notabili di Pietrasanta ( Dario Luisi. G.B. Raffo ed altri)

Il 5 Dicembre del 1907 si costituì ufficialmente la società anonima Cooperativa di Consumo con 138 soci fondatori e si cominciò a lavorare per la preparazione degli atti necessari per la nomina del primo consiglio di amministrazione che poi avrebbe in seguito eletto anche il proprio presidente (chi volesse approfondire questo importante passaggio consulti il libro di Olinto Cervietti pubblicato nel 1958 “CINQUANT’ANNI DI VITA DELLA COOPERATIVA DI CONSUMO DI PIETRASANTA”, oppure l’opera recentissima sullo stesso argomento in tre volumi di Giuliano Rebechi “LA COOPERATIVA DI CONSUMO DI PIETRASANTA”, del 2016 editore Pezzini Viareggio.)

Alla morte di Settimo Leoni nel 1911  fu lui che pronunciò il discorso commemorativo.

Fu candidato socialista alla Camera dei Deputati nel 1898 e nel 1913.

Nel 1913 contrapposto ad un candidato moderato, sarebbe riuscito a vincere le elezioni se il suo avversario non avesse fatto una furbata pre-elettorale, presentando un disegno di legge per  l’indipendenza amministrativa di Forte Dei Marmi  e la costituzione di un  comune autonomo con distacco da Pietrasanta. Purtroppo il moderato Montauti in quella occasione venne votato anche dai socialisti del Forte e Bettino Pilli per questo motivo perse il seggio.

Dopo alcuni anni  con  l’avvento del Fascismo si isolò, non aveva più la forza e forse la voglia di combattere contro la tracotanza e la prepotenza di un regime reazionario, rimase isolato  politicamente anche perché in famiglia, il figlio e il genero, con suo sommo rammarico, erano attivisti della nuova formazione politica autoritaria e reazionaria.

Nonostante questo nel 1925 il podestà di Pietrasanta Andrea Ballerini gli consegnò una medaglia d’oro in segno di riconoscenza.

Ma quale fu il suo impegno nella professione medica? Appena laureato iniziò la libera professione a Serravezza dove era nato: è in questo periodo che venne definito il medico dei poveri.

Si trasferì poi in condotta prima a Stazzema ed infine definitivamente a Vallecchia di Pietrasanta.

Nel 1897 organizzò a Seravezza un congresso interprovinciale per lo studio dei problemi annessi agli infortuni sul lavoro.

Dopo aver partecipato con il dottor Dario Calderai ad alcune conferenze contro le morti così dette bianche si fece promotore di una apposita legge a tutela delle vittime e delle loro famiglie. Svolse poi una campagna martellante per affermare il principio dell’assistenza sanitaria come diritto di ogni cittadino, per superare il concetto della beneficienza e della generosità dei benestanti.

Mi voglio soffermare un attimo anche sulla figura del dottor Calderai e presto capirete perché.

Il dottor Dario Calderai (Empoli 1865- Seravezza 1904) fu ufficiale sanitario del comune di  Seravezza dal 1894. Medico della Croce Rossa Italiana e membro della Società Francese d’Igiene, studioso di medicina sociale, si dedico in Versilia alla medicina del lavoro organizzando sul tema insieme a Bettino Pilli il convegno sopra ricordato del 1897. Creò con sacrificio un ambulatorio specializzato nella riabilitazione degli infortuni, istituì punti di soccorso sulle cave, e fondò a Seravezza nel 1903 la Croce verde.

Di lui un altro socialista Ettore Borghetti scrisse su Versilia Oggi (ottobre 1967):

”Il dottor Calderai ottenne di tenere ogni domenica mattina una serie di conferenze che erano vere e proprie lezioni volte a insegnare ai cavatori come portare i primi soccorsi in caso di infortunio. Si trattava di imparare ad allacciare un arto, arrestare una emorragia, collocare un ferito durante il trasporto e la discesa dal monte. A Calderai si deve la creazione di un ambulatorio meccanico terapeutico per la rieducazione degli arti infortunati usando una turbina che traeva energia dall’acqua che azionava la famosa segheria del Rossi. Purtroppo morì giovane e con lui morì l’ambulatorio.

Bettino Pilli venne eletto presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Lucca nel 1911.

Quando celebrò i suoi 20 anni di servizio alla condotta di Vallecchia, nel corso della riunione conviviale gli venne consegnata una pergamena d’oro disegnata dall’artista Gian Giuseppe Mancini. In quella cerimonia prese la parola l’Avv. Luigi Salvatori che dopo aver ricordato che per tutti era il medico dei poveri, continuò

che era solito visitare di giorno e di notte i suoi ammalati utilizzando come mezzo di trasporto un calessino trainato da un cavallo. Un giorno il cavallo morì……l’animale era talmente popolare ed utile che la gente ne pianse la morte come se si trattasse di un essere umano,; d’altra parte il cavallo ed il suo dottore quando passavano erano salutati da tutti, dalle donne con la lanterna in mano  e dagli uomini che si toglievano il cappello”.

L’11 novembre del 1939 il giornale La Nazione annunciò la sua morte con queste parole:

benemerito medico versiliese, noto per la sua rettitudine schietta e adamantina, nobile tra i nobili, nel senso più ideale della parola. Caritatevole, spese i suoi anni migliori al soccorso dei sofferenti

Il 14 settembre del 1950 presente il nipote Dino Bigongiari,  Bettino Pilli venne ricordato dal prof. Augusto Mancini e da Pietro Marchi. Costui ex sindaco socialista di Serravezza disse:

si dedicò allo studio dei problemi sociali, ispirandosi all’esperienza della realtà quotidiana, ma anche alla scuola dei grandi maestri del socialismo umanistico francese come Fourier e Saint-Simon. Preconizzò il giorno in cui lo stato di diritto avrebbe soppiantato la tradizionale carità cattolica, quando ciascuno senza chiedere l’elemosina, avrà assicurato un sereno tramonto dopo una vita di lavoro”.

Per iniziativa dell’allora sindaco di Pietrasanta, il socialista Amos Tomagnini, fu apposta sulla facciata della Croce Verde di Vallecchia il suo busto opera dello scultore  Bruno Filiè con una lapide scritta da Enrico Pea  che nel suo romanzo Solaio, già ne aveva tracciato la figura silenziosa e umile di dottore.

QUESTA TARGA

A RICORDO DELL’APOSTOLATO DI UN MEDICO

E’ ATTO DI STERILE FORMALITA’

OVE NON SIA TERMINE E SPRONE AI VENTURI

AD EMULARE LE VIRTU’ CIVILI

DI CUI

BETTINO PILLI

FU MAESTRO DI VITA

                                            

In un numero unico a lui dedicato Vinicio Bertozzi, un amico fin da giovane, ricordò quanto gli aveva raccontato Bettino Pilli in persona:

un giorno venne nel mio studio un vecchio cavatore e mi disse: sono stato allombato tre volte tra i sassi, una volta ho avuto tronche le gambe, cinque volte scoccerata la testa e chi se li rammenta i miei infortuni? Scaglie negli occhi fitte come muscini sull’orlo del tino. Sa dottore a volte penso di essere fatto più di sasso che di ciccia… mi alzai - continuò Bettino Pilli - e lo abbracciai come si abbraccia un eroe.”

Nel 1991 gli fu intitolato il Centro Civico di Vallecchia. Nel 1992 centenario della fondazione del Partito Socialista Italiano è stata collocata una lapide ricordo sulla facciata del palazzo Carli in piazza Matteotti a Pietrasanta, dove per molti anni esercitò anche lì la professione di medico.

IN QUESTA CASA PER DIVERSI ANNI

BETTINO PILLI  1862-1939

ESERCITO’ CON ESEMPLARE DEDIZIONE

IL SUO APOSTOLATO AL SERVIZIO

DEI BISOGNOSI E DEI POVERI

AUSPICO’ IL RISCATTO DEI LAVORATORI

L’EGUAGLIANZA E LA LIBERAZIONE

DELLE INGIUSTIZIE SOCIALI

PROMOSSE ED ORGANIZZO’

IL MOVIMENTO SOCIALISTA IN VERSILIA

LA SUA TESTIMONIANZA  ILLUMINI

IL FUTURO DEL PAESE.

I CITTADINI DI PIETRASANTA ED I SOCIALISTI

DI VERSILIA E LUCCHESIA QUI POSERO 

                                 IL 20 DICEMBRE  1992                               

Ironia della sorte: un anno dopo la posa di questa targa a palazzo Carli, il PSI venne spazzato via dalla scena politica  italiana con l’intento di relegare nel dimenticatoio anche cento anni di storia del riformismo italiano. I “cerberi” politici non hanno potuto realizzare questo disegno perché uomini come Carlo e Nello Rosselli, Bettino Pilli e tanti altri come loro, venuti dopo, hanno contribuito a mantenere vivo nella mente di molti uomini e donne il riformismo per il bene della democrazia e della verità storica.

Alcuni mesi fa il prof. Paolo Bagnoli così si espresse su quanto sopra ho riportato:

”La fine del PSI e l’ostracismo sulla sua storia cui abbiamo assistito per oltre un trentennio, non hanno tuttavia cancellato la questione socialista dallo scenario del paese, non tanto perché la sigla è rimasta in vivo per operazioni di natura strettamente personale ma perché parimenti dobbiamo registrare come tanti centri culturali di ispirazione socialista abbiano meritatamente operato per tenere in vita non solo il ricordo di uomini e cose, ma anche il significato di una presenza politico culturale socialista.”

 

10  Novembre 2023

G.M.

 

 

 

Bibliografia

 

  • Giorgio Giannelli “ALMANACCO VERSILIESE”. Ed. Versilia Oggi
  • Olinto Cervietti “CINQUANT’ANNI DI VITA DELLA COOPERATIVA DI CONSUMO”.
  • Giuliano Rebechi “LA COOPERATIVA DI CONSUMO DI PIETRASANTA”. Ed. Pezzini.
  • Costantino Paolicchi “LA REPUBBLICA DELL’ALTISSIMO”. Ed. Fratelli Rosselli.
  • G. Corbellini Andreotti “LA LEZIONE DI CARLO E NELLO ROSSELLI “. Ed. Fratelli Rosselli.
  • Paolo Bagnoli “LA QUESTIONE SOCIALISTA”. Biblion.

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